mercoledì 11 ottobre 2017

I numeri del cancro al seno

Ottobre non e` solo il mese del rosa. E` anche il mese dei numeri. Numeri sparati a caso, tirati fuori dal paniere della tombola, buoni guisto per giocarseli al lotto.
Facciamo alcuni esempi:








Ai numeri si aggiungono espressioni come sopravvivenza o il mistificante guarigione. Che cosa vuol dire, ci piacerebbe chiedere ad AIRC, che "manca poco al 100% di sopravvivenza per il tumore al seno"? Di quale sopravvivenza stiamo parlando? A 5, a 10, a 20 anni? E ancora: si puo` parlare di guarigione in oncologia? 

Abbiamo deciso di dare i numeri anche noi. La consapevolezza che il cancro al seno e` un tema serissimo, derivante dal fatto che siamo costrette a conviverci giorno dopo giorno, e il rispetto per chi ci legge ci hanno indotto - e ci saremmo aspettate lo stesso anche dai nostri illustri predecessori di cui sopra - a prenderli, i numeri, da una fonte autorevole come il rapporto  I  numeri del cancro in Italia 2016 curato congiuntamente dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dall'Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) [qui]. Ed eccoli:

50.200   numero di nuovi casi di cancro al seno stimati per il 2016 tra le donne

41%    percentuale dei casi di cancro al seno tra tutti i casi di cancro tra le donne 
nella fascia d'eta` 0- 49 anni 

35%    percentuale dei casi di cancro al seno tra tutti i casi di cancro tra le donne 
nella fascia d'eta` 50-69 anni     

21%    percentuale dei casi di cancro al seno tra tutti i casi di cancro tra le donne
nella fascia d'eta` 70+

17%    percentuale relativa al cancro al seno tra le cause di morte oncologica tra le donne, 
la piu` frequente                       

85,5%   sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi tra le donne

20        numero di anni dopo i quali le donne che si sono ammalate di cancro al seno possono considerarsi guarite. Per guarigione nel rapporto di intende il ritorno ad "una attesa di vita paragonabile a quella delle persone non affette da tumore".

Teneteli a mente, questi numeri, quando gli illustri giocatori di tombola ve ne proporranno altri e non cascateci.

domenica 1 ottobre 2017

La vera storia del nastro rosa

Il nastro rosa compie 25 anni. Lo annunciano Estee Lauder, e in Italia, il suo partner scientifico, l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).

"La Campagna Breast Cancer dedicata alla lotta contro il tumore al seno è stata ideata nel 1992 da Evelyn H. Lauder insieme al suo simbolo distintivo, il Nastro Rosa. La campagna, fino allo scorso anno, si chiamava BCA (Breast Cancer Awareness), ma da quest’anno – proprio in occasione del 25° Anniversario, The Estée Lauder Companies ha dato vita ad un “re-naming”, chiamandola BC Campaign (Breast Cancer), togliendo quindi la parola Awareness = Consapevolezza, perché dopo 25 anni di impegno verso la sensibilizzazione ora è il momento di focalizzarci sul futuro, e investire tutte le energie per avere un mondo libero dal tumore al seno."

Cosi` si legge sul sito della campagna [qui]. Peccato che le cose siano andate diversamente e che da 25 anni Estee Lauder racconti bugie a scopo di lucro sulla pelle delle donne.


Cominciamo proprio dal nastro rosa, la cui ideazione viene attribuita a Evelyn H. Lauder, nuora di Estee Lauder, alla guida della casa di cosmetici negli anni '90. Un nastro non rosa ma color salmone esisteva gia` e a confezionarne a decine con le sue mani era una donna, Charlotte Haley, la cui nonna, sorella e figlia erano state colpite dal cancro al seno. Charlotte distribuiva i suoi nastri insieme a una cartolina che invitava a chiedere che il National Cancer Institute (NCI) investisse di piu` nella prevenzione della malattia cui all'epoca destinava solo l'8% del suo budget da quasi 2 miliardi di dollari. Un'iniziativa, quindi, di una donna comune che non chiedeva di donare soldi o acquistare prodotti ma di fare pressione sulla principale agenzia governativa statunitense per la ricerca sul cancro allo scopo di modificarne la distribuzione dei fondi.
La voce si sparge e arriva alle orecchie di Evelyn H. Lauder e Alexandra Penney, direttrice della rivista Self. Insieme contattano Charlotte. Le chiedono di usare il suo nastro per lanciare una campagna in favore delle donne contro il cancro al seno sotto l'egida del marchio Estee Lauder. Charlotte sente puzza di bruciato e rifiuta. Ma Lauder e Penney, a loro volta, hanno fiutato l'affare. Su consiglio dei loro avvocati, cambiano il colore del nastro che da salmone diventa rosa. Un colore rassicurante e festoso, tutto cio` che una diagnosi di cancro al seno non e`. Nell'ottobre del 1992 il nastro rosa viene associato alla vendita dei prodotti Estee Lauder.

La vera storia del nastro rosa e` ben nota. L'hanno raccontata studiose e attiviste, come l'indimenticabile Barbara Brenner, per 15 anni direttrice esecutiva di Breast Cancer Action (BCAction), e la stessa Charlotte Haley. Ed e` a loro che vogliamo lasciare la parola attraverso un estratto del documentario Pink Ribbons Inc. che trovate qui e che vi invitiamo a diffondere.
Le bugie sull'ideazione del nastro rosa sono emblematiche delle mistificazioni sul cancro al seno che chi come noi vive con la malattia e le donne tutte devono sorbirsi da ormai troppo tempo. 25 anni sono tanti. E` ora di dire basta. Non per raggiungere l'impossibile e menzognero traguardo proposto da Estee Lauder di un "mondo libero dal tumore al seno", ma per fare in modo che sempre meno donne si ammalino e che terapie sempre piu` efficaci e meno tossiche siano disponibili per tutti gli stadi della malattia, compreso il quarto.


venerdì 4 agosto 2017

Morire di cancro al seno non e` scritto nel destino

Estate. Siete in Italia. Insieme a Lucifero. E state "morendo" di caldo. Beati voi!
Un sacco di mie conoscenti e amiche, invece, stanno morendo di cancro al seno. E` una strage senza fine. Che non si ferma e non si fermera` finche` non ci sara` la volonta` politica di farlo. E la volonta` politica di farlo non ci sara` finche` continueremo a pensare che e` scritto nel destino ammalarsi di cancro al seno e morirne. Finche` non pretenderemo prevenzione primaria e terapie piu` efficaci e meno tossiche per tutti gli stadi della malattia, incluso il quarto.

                                                                Lori Marx Rubiner

Ieri se n'e` andata Lori Marx Rubiner, ex presidentessa di METAVivor, l'unica organizzazione no-profit negli Stati Uniti a raccogliere fondi esclusivamente per la ricerca per migliorare la longevita` e la qualita` della vita delle persone affette da cancro al seno metastatico [qui].
Lori si era ammalata nel 2002, a soli 36 anni. Dopo intervento chirurgico, chemio, radioterapia e 5 anni di tamoxifene, sembrava si fosse lasciata la malattia alle spalle. Nel 2011 sono arrivate le metastasi ossee.
"Non dimentico mai che io sono 'l'incubo peggiore' delle donne che hanno o hanno avuto il cancro al seno; la mia vita e` la loro paura piu` grande", scriveva Lori in uno dei tanti post sul suo blog in cui ha documentato la sua condizione di donna con cancro al seno metastatico e il suo instancabile attivismo [qui].


                                                                    Beth Caldwell

E poi c'e` Beth. La mia Beth. Appesa a un filo.
"Il cancro al seno e` spesso dipinto come una cosa allegra, rosa, con le piume di struzzo; tipo 'Sono sopravvissuta, metto un reggiseno rosa al mio cane e lo copro di palloncini. Circa il 5-10% di noi sono metastatiche dall'inizio e il 20-30% di quelle che l'hanno preso in fase iniziale andranno in metastasi e moriranno di cancro al seno", ha raccontato Beth in TV un paio di giorni fa [qui].
Beth ha scoperto la malattia a 37 anni, nel 2014 e, insieme a Jennie Grimes, nel 2015 ha fondato MET UP e organizzato diversi Die-In in protesta contro l'attuale situazione della ricerca sulle terapie per chi e` gia` in metastasi [qui].
La sera in cui l'intervista televisiva di Beth e` andata in onda e` arrivata una notizia terribile. Il cancro avrebbe invaso le meningi lasciandole non piu` di 2-4 mesi di vita. Beth ha quindi deciso di sospendere le terapie debiliatanti a cui e` sottoposta per godersi i suoi ultimi giorni con marito e figli, di 10 e 5 anni.
Jim, il piu` grande, un giorno le ha chiesto se stava per morire. "Un giorno" - gli ha risposto sua madre - "ma non oggi."

venerdì 2 giugno 2017

Voglio una moglie




Judy Brady, attivista femminista e ambientalista, e` morta a San Francisco il 14 marzo scorso. Si era ammalata di cancro al seno nel 1980 e negli anni '90, insieme a Breast Cancer Action, ha contribuito alla fondazione della Toxic Link Coalition [qui].
Nel 1970, in occasione del cinquantesimo anniversario del voto alle donne negli Stati Uniti, Judy Brady aveva pronunciato, durante una manifestazione, un discorso pubblicato in seguito con il titolo di "Voglio una moglie", destinato a diventare un classico del femminismo [qui]. Ne pubblichiamo la traduzione in italiano in omaggio a una grande attivista e una grande donna, la cui ironia pungente e la cui fierezza hanno arricchito il mondo.

Appartengo a quella categoria di persone conosciute come mogli. Sono Una Moglie. E, non proprio a caso, sono una madre.

Non molto tempo fa un mio amico si e` presentato fresco di divorzio. Ha un bambino che, ovviamente, e` con l'ex moglie. Lui sta cercando un'altra moglie. Pensando a lui una sera mentre stiravo, all'improvviso mi e` venuto in mente che io pure voglio una moglie. E perche` la voglio?

Mi piacerebbe andare a scuola per diventare indipendente economicamente, autosostentarmi e, se necessario, provvedere a quelli che dipendono da me. Voglio una moglie che lavori e mi mandi a scuola. E mentre vado a scuola, voglio una moglie che si occupi dei miei bambini. Voglio una moglie che tenga a mente gli appuntamenti dal dottore e dal dentista dei bambini. E che tenga a mente anche i miei. Voglio una moglie che si assicuri che i miei bambini mangino adeguatamente e siano puliti. Voglio una moglie che lavi i loro vestiti e li rammendi. Voglio una moglie che si occupi amorevolmente dei miei figli, che organizzi la loro istruzione, che faccia in modo che abbiano una vita sociale adeguata con i loro pari, che li porti al parco, allo zoo ecc. Voglio una moglie che si prenda cura dei miei figli quando sono malati. una moglie che sia a disposizione quando hanno bisogno di attenzioni particolari perche`, ovviamente, non posso saltare la scuola. Mia moglie deve rinunciare a delle ore al lavoro ma senza perderlo. Cio` puo` implicare una piccola riduzione del suo reddito qualche volta, ma credo di poterlo tollerare. Inutile dire che mia moglie provvedera` a pagare l'asilo per i bambini per quando lavora.

Voglio una moglie che si occupi delle mie necessita` fisiologiche. Voglio una moglie che mantenga pulita la mia casa. Voglio una moglie che stia dietro ai miei bambini, che stia dietro a me. Voglio una moglie che tenga i miei vestiti puliti, stirati, rammendati, sostituiti quando serve e che stia attenta a tenere le mie cose in ordine in modo che le trovi esattamente quando ne ho bisogno. Voglio una moglie che cucini, voglio una moglie che sia una buona cuoca. Voglio una moglie che pianifichi il menu`, faccia la spesa necessaria, cucini, serva i pasti piacevolmente e poi pulisca mentre io studio. Voglio una moglie che si prenda cura di me quando sto male e offra sostegno per la mia sofferenza e la perdita delle ore di scuola. Voglio una moglie che si adatti quando la nostra famiglia va in vacanza in modo che qualcuno continui a occuparsi di me e dei miei bambini quando ho bisogno di riposo e cambiare aria.

Voglio una moglie che non mi disturbi con lamentele farneticanti sui doveri di una moglie. Ma voglio una moglie che mi stia a sentire quando sento di spiegare una questione complessa incontrata nei miei studi. E voglio una moglie che batta a macchina i miei temi una volta scritti.

Voglio una moglie che si occupi dei dettagli della mia vita sociale. Voglio una moglie che prenda accordi per il baby-sitting per quando siamo invitati fuori da amici. Voglio una moglie che tenga la casa pulita, prepari un pranzo speciale lo serva a me e ai miei amici e non interrompa le nostre conversazioni per quando a scuola incontro gente e voglio invitarla. Voglio una moglie che faccia in modo che i bambini abbiano mangiato e siano pronti per andare a letto prima che arrivino i miei ospiti in modo da non darci fastidio. Voglio una moglie che si prenda cura dei bisogni dei miei ospiti in modo che si sentano a proprio agio, che si assicuri che abbiano un portacenere, che gli si passino gli antipasti, che gli venga offerto di bissare le porzioni, che il loro bicchiere di vino sia riempito di nuovo quando serva, che il caffe` gli sia servito come piace a loro. E voglio una moglie che sappia che ogni tanto ho bisogno di una notte fuori per conto mio.

Voglio una moglie che sia sensibile alle mie necessita` sessuali, che faccia l'amore con passione e volentieri quando ne ho voglia, una moglie che si assicuri che sono soddisfatta. E, naturalmente, voglio una moglie che non richieda attenzioni sessuali quando non mi va. Voglio una moglie che si assuma tutta la responsabilita` degli anticoncezionali, perche` non voglio altri bambini. Voglio una moglie che mi sia fedele in modo da non dover tenere la mente occupata con la gelosia. E voglio una moglie che capisca che le mie esigenze sessuali vanno al di la` della stretta adesione alla monogamia. Dopo tutto, devo potermi relazionare appieno con le persone.

Se per caso dovessi trovare una persona piu` adatta della moglie che ho gia`, voglio la liberta` di sostutuirla con un'altra. Naturalmente mi aspetto una vita tutta nuova; mia moglie terra` i bambini e sara` l'unica a occuparsene in modo che io sia libera.

Quando avro` finito con la scuola e avro` un lavoro, voglio una moglie che smetta di lavorare e rimanga a casa in modo che si possa dedicare completamente ai doveri di una moglie.

Dio santo, chi non vorrebbe una moglie?

martedì 30 maggio 2017

Quando il cancro al seno si diffonde dopo 25 anni

Questa giornata finisce ancora peggio di com'era iniziata.
Era iniziata male perche` a nemmeno 12 ore dall'iniezione blocca-ovaie che faccio ogni 28 giorni da ormai 7 anni, gia` stavo come un vegetale, gli occhi a mezz'asta e il cervello in poltiglia.
"Sto cancro di merda non finisce mai", pensavo quando mi sono imbattuta in un servizio del TG1 secondo cui la presidente della Camera Laura Boldrini, nel corso di un incontro sulle breast unit tenutosi ieri a Montecitorio, avrebbe detto che dal cancro al seno "si guarisce". Due anni fa, avevamo regalato a Boldrini Pink Ribbon Blues, il libro di Gayle Sulik di cui abbiamo parlato piu` volte [qui]. Non deve avere avuto modo di leggerlo se ha fatto un'affermazione tanto avventata.
A seguire, mi e` toccato l'articolo di Repubblica che celebrava tali Nicoletta, Ivana e Raffaele che, stando al titolone ad effetto, avrebbero "vinto il tumore al seno" [qui]. Vinto come si vince un premio? Chissa`...
Mi sono presa una pausa da internet onde evitare di passare il resto della giornata ad inveire sulla disinformazione su tutto cio` che riguarda il cancro al seno a tutti i livelli. Mi ci sono riaffacciata pochi minuti fa per leggere da un'attivista americana che Olivia Newton John, l'attrice che in Italia conosciamo prevalentemente come protagonista di Grease, ha scoperto una metastasi del cancro al seno scoperto nel 1992. 25 anni dopo. 25.
Dal cancro si guarisce, il tumore al seno si vince. Andatelo a dire ad Olivia Newton John e al 30% delle donne che, a prescindere dalla stazione alla diagnosi, vedranno la loro malattia diffondersi e ne moriranno. In alternativa, potreste sempre considerare la possibilita` di chiudere il becco. 

lunedì 1 maggio 2017

Contro il TAP non resta che lo sciopero della fame e della sete

"Le abbiamo tentate tutte. Cinque anni per far capire che il Salento non puo` permettersi piu` nulla. L'aveva scritto il professor Assennato, direttore dell'ARPA Puglia all'indomani della vicenda delle biomasse, appena cinque anni fa. Il professor Assennato in quell'occasione scrisse: 'La situazione sanitaria del Salento e` tale da non potersi permettere ulteriori pressioni di carattere ambientale. Accanto a questo, ci sono aspetti quasi privati ma che per la portata che hanno riguardano tutti [...] Non immaginate quanti di loro andandosene mi hanno detto 'Dottore, faccia qualcosa perche` non succeda anche a mio figlio o a mia figlia'" [qui]

Giuseppe Serravezza, oncologo e direttore scientifico della sezione provinciale di Lecce della Lega Italiana per la Lotta ai Tumori (LILT) e` al quinto giorno di sciopero della fame e della sete in segno di estrema protesta contro il gasdotto TAP [qui]. Un'impianto che sta per essere realizzato in un territorio come quello salentino gia` plagato da tassi superiori alla media nazionale di neoplasie al polmone e alla vescica, tipicamente correlate con fattori di rischio ambientali quali l'esposizione involontaria a sostanze cancerogene e mutagene.

"Nella provincia di Lecce, in particolare, il tasso di mortalità per cancro al polmone è il più alto d’Italia, e si hanno pure alti livelli di mortalità per il tumore della vescica e del sangue. Sempre a Lecce e provincia, dal 1990 al 2009 la mortalità per cancro globale è stata dell’11% superiore rispetto a quella attesa dalla media pugliese.
Le evidenze scientifiche correlano le neoplasie ai fattori di rischio presenti nell’ambiente. Nel caso del tumore al polmone, la correlazione è riconosciuta da anni e indipendentemente da altri fattori di rischio (l’abitudine al fumo). [...]
La Puglia, nelle evidenze dello Studio sullo Stato dell’Ambiente curato da ARPA Puglia (2011) risulta essere la regione con maggiori emissioni industriali in Italia. Commentando i dati INES (Inventario Nazionale Emissioni e loro Sorgenti) dell'intera Regione, ARPA Puglia rileva che 'Il quadro che emerge è quello di una elevata criticità della situazione della matrice “aria” della regione Puglia' [...]
Riguardo al Salento, già l’anno precedente, nel dicembre 2010, la stessa ARPA Puglia rendeva pubblico un documento in cui si asseriva che "l'analisi epidemiologica ha confermato la criticità territoriale che caratterizza il Salento da diversi anni, rappresentata dagli elevati tassi di mortalità per tumore al polmone... quanto detto si configura come una situazione di peculiare vulnerabilità del territorio ad ulteriori pressioni di carattere ambientale" [...]
La pressione ambientale oltre limite e i dati epidemiologici sanitari raccomandano quanto sia mai inopportuno gravare il territorio e le popolazioni di ulteriori emissioni.
Il progetto TAP, di emissioni, ne prevede sia onshore e sia offshore, ovverosia le emissioni PRT ordinarie (Pressure Reduction Terminal), le emissioni di emergenza non routinarie (scarico di emergenza, rottura della condotta), i fumi esausti (delle macchine e delle navi). Tutto ciò disattende le raccomandazioni in materia di Salute pubblica (OMS, Linee guida, ARPA Puglia). [...]
Nella visione etico-scientifica della LILT di Lecce, il “NO” al gasdotto TAP è assoluto, anche in presenza di offerta di interventi compensatori o risarcitori, volti a ridurre i danni (anche preesistenti) e a parteciparne i costi. La Salute e la Qualità di Vita delle persone e la salvaguardia del territorio sono valori fuori mercato, incommensurabili. Nei confronti di malattie sopraggiunte e di inquinamenti diffusi e persistenti, qualsiasi azione è fuori tempo. Piuttosto che interventi a posteriori di abbattimento e di bonifica delle conseguenze (i luoghi contaminati), di cura e di assistenza (le persone che si ammalano), le politiche nazionali e sovranazionali dovrebbero ispirarsi ai principi di prevenzione e di precauzione, anche perché la scienza non ha ancora dimostrato che esiste un livello-soglia “sicuro”, al di sotto del quale non sono evidenziabili effetti dell’inquinamento sulla salute."

Cosi` scriveva e documentava Serravezza, nel febbraio del 2016, in un esposto contro il TAP presentato alla procura della Repubblica di Lecce e firmato insieme all'allora presidente della LILT sezione provinciale di Lecce Vestilia de Luca [qui]. Sono cinque anni che Serravezza e i suoi si oppongono strenuamente alla devastazione di un territorio che tutti conosciamo in Italia per le bellezze naturali e paesaggistiche, per le spiagge, il buon cibo, la pizzica e la taranta che tanto vanno di moda, ma a cui non e` stato risparmato nulla.
E il governo che fa? Perche` e` al governo che Serravezza si rivolge, come ha dichiarato lui stesso. Per il momento, il silenzio e` totale. L'oncologo, pero`, non sembra intenzionato a fermasi e a lui va tutta la nostra gratitudine e la nostra solidarieta`. Anche noi, del resto, non vogliamo che cio` che ci e` successo accada a chi verra` dopo di noi.

giovedì 27 aprile 2017

Siamo tutte metastatiche - Il die-in



Il 12 aprile 2015 108 donne malate di cancro al seno metastatico si sono sdraiate a terra tenendosi la mano a Philadelphia [qui]. Una di loro ha letto il testo seguente:

"Carissime, siamo qui riunite per dire addio ai 108 Americani che moriranno di cancro al seno metastatico OGGI, e OGNI giorno, perche` non c'e` cura per la nostra malattia. Sono nostr* amic*, madri, figlie, sorelle, e meritano di piu`. Meritano una cura e che la loro memoria sia onorata CHIEDENDOLA, non un giorno, ma ORA. E ora osserviamo un minuto di silenzio per i 108 tra uomini e donne che non sono piu` con noi"

L'autrice di questo "elogio funebre per i 108" e` Beth Caldwell, giovane avvocata di Seattle, ammalatasi di cancro al seno metastatico nel 2014 a soli 37 anni. Beth e` una cosiddetta metastatica de novo. La sua malattia era metastatica sin dall'esordio. E non perche` non aveva "fatto prevenzione", ossia la mammografia - per cui alla sua eta` non c'e` indicazione - o l'autopalpazione. Beth, anzi, la faceva regolarmente e non aveva mai sentito nulla, finche` non ha sentito un nodulo mentre faceva la doccia. Il 6-10% dei casi di cancro al seno negli Stati Uniti si presentano al quarto stadio fin dall'inizio, come Beth ha appreso quando, precipitatasi dal medico e fatti gli esami di rito, ha saputo che il suo cancro era gia` andato alle ossa ed era quindi, come racconta lei stessa, "incurabile" [qui].
A quel die-in - una manifestazione di protesta in cui ci si sdraia facendo finta di essere morti - aveva partecipato anche Jennie Grimes, trentenne anche lei metastatica. Insieme a Beth, Jennie, nei giorni successivi dara` vita a MET UP, organizzazione impegnata sul fronte del cancro al seno metastatico attraverso la disubbidienza civile il cui nome richiama quello di ACT UP, altra organizzazione che si occupa di AIDS utilizzando gli stessi metodi [qui e qui].

Da allora ci sono state altre manifestazioni e altri die in [qui e qui] e sabato 29 aprile ce ne sara` un altro ancora, sempre a Philadelphia. Perche`? Perche` di cancro al seno si continua a morire e non si fa abbastanza per consentire a chi e` al quarto stadio di vivere piu` a lungo e con una buona qualita` di vita. Metastatiche possiamo esserlo tu. Chi ha gia` il cancro al seno e chi non ce l'ha ancora. La sopravvivenza media negli Stati Uniti per chi ha metastasi di cancro al seno e` in media di tre anni. Ogni anno circa 40.000 donne muoiono. In Italia, sono circa 12.000. 1.000 al mese. Non c'e` altro tempo da perdere. Occorre mobilitarsi. Le attiviste di MET UP chiedono sostegno. Come? Se siete troppo lontan* da Philadelphia, scattatevi una foto con in mano un poster che potete stampare dalla loro pagina Facebook [qui] la foto di una persona cara morta di cancro al seno metastatico, possibilmente sdraiatevi a terra con gli occhi chiusi (se non volete o potete, qualsiasi altra posa va benissimo) e postate sui social con il tag @metuporg per Facebook e @METUPorg per Twitter usando l'hashtag #SpeakOutDieIn. E` un gesto semplice, ma importante. E` amore verso le donne di MET UP e verso se` stesse.